Senso del sè, Buddismo e Neuroscienze

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Cosa è esattamente il senso del “sè”? Anche se non ti ricordi bene di te stesso da bambino, è probabile che anche tu sia convinto che il tuo “essere”, il tuo “io”, fosse sempre lo stesso di adesso.

Il Buddismo suggerisce che tale assunzione sia erronea, e ciò è sempre più spesso supportato anche dalla ricerca scientifica.

 

“Il Buddismo dice che niente è costante, che tutto cambia col passare del tempo, e che ciascuno di noi è in un costante flusso di coscienza”,

 

spiega Evan Thompson, Professore di filosofia della University of British Columbia.

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“E anche dal punto di vista neuroscientifico, sia il corpo che la mente sono in un flusso di cambiamento continuo. Non esiste nulla di fisso, e niente che corrisponda ad un “io” stabile e fisso.”

 

Buddismo e Neuroscienze sono arrivate indipendentemente alla stessa conclusione, ma alcuni ricercatori scientifici hanno da poco iniziato a fare riferimento alla filosofia asiatica – e ad accettare teorie poste dai monaci Buddisti migliaia di secoli fa.

 

Una ricerca, pubblicata a Luglio su Trends in Cognitive Sciences, relaziona la teoria Buddista dell’ “io” in costante cambiamento ad una specifica funzione del cervello.

 

 

Esistono prove che

 

“Il processo di riconoscimento del “sé” del cervello non ha luogo in una particolare area del cervello, ma viene sviluppato da una vasta gamma di processi neuronali che non sono specifici alla cosa”.

 

Thompson, le cui ricerche includono lo studio delle scienze cognitive, fenomenologia e filosofia Buddista, dice inoltre che questo non è l’unico caso in cui Buddismo e scienze neuronali convergono.

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Ad esempio, alcuni neurologi sono convinti del fatto che le facoltà cognitive non sono fisse, ma possono essere migliorate attraverso la meditazione. E ci potrebbe essere presto una dimostrazione della teoria Buddista che la coscienza continua ad essere “sveglia” anche durante il sonno profondo.

 

Le teorie neurologiche attuali considerano il sonno profondo come una sorta di black-out, durante il quale la coscienza del sé sparisce,” spiega Thompson. “Nella filosofia indiana invece alcuni teorici spiegano che c’è comunque una forma minima di consapevolezza, che continua ad essere presente anche nel sonno senza sogni. Ciò che sembra mancare è solo la capacità di consolidare tale consapevolezza nella memoria.

 

Gli studi sul sonno di chi medita regolarmente suggeriscono che effettivamente la cosa sembrerebbe stare proprio così.

 

Uno studio pubblicato nel 2013 ha dimostrato che la meditazione può influenzare l’attività elettro-fisica del cervello durante il sonno, ed i risultati della ricerca suggeriscono che ci potrebbe essere la capacità di “processare informazioni e mantenere un certo livello di consapevolezza, anche in uno stato nel quale le funzioni cognitive sono solitamente molto limitate”.

 

Ma né il Buddismo, né le scienze neurologiche sanno spiegare esattamente quale sia la relazione tra coscienza e cervello.

Ed i due ambiti divergono in vari aspetti del problema. Ad esempio, i Buddisti credono che esista un qualche tipo di coscienza che non dipende dal corpo, mentre le scienze neurologiche rifiutano una teoria di questo genere.

 

Ma sia Thompson che altri ricercatori supportano la teoria Buddista per la quale un “sé” esiste in ognuno di noi.

 

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“Nell’ambito delle scienze neuronali, si incontrano spesso persone convinte che il “sé” non sia altro che un’illusione creata dal cervello. Il mio punto di vista è che cervello e corpo lavorano assieme, nel contesto del nostro mondo fisico, per creare un senso del sé. E credo sia un errore affermare che solo perché il sé è una costruzione del nostro cervello, in realtà non esista.”

 

 

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4 Comments

  1. Anna
  2. Stefania
  3. Anna
    • Stefania

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