Non riesci a smettere di controllare il cellulare? Ecco perchè

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Non riesci a smettere di controllare il cellulare. È una dipendenza o un’ossessione?

Uno studio del Luglio 2015 ha messo in evidenza che su 15,700 adulti in possesso di uno smartphone, circa la metà controlla il proprio cellulare una volta ogni ora (41%) o più frequentemente (11%).

Quando si è preso in esame il campione tra i 18 ed i 29 anni, i numeri sono addirittura aumentati, con un 51% di persone che controllano il telefono ogni ora ed un 22% più spesso.

Questa indagine riporta gli stessi risultati di recenti inchieste effettuate dal New York Times, dal Huffington Post e dal Time.

Ciò che queste analisi hanno in comune è la conclusione, non inattesa, che tutti tendiamo a controllare il nostro smartphone troppo spesso, a scapito delle persone e delle situazioni che abbiamo di fronte.

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Ho studiato l’impatto della tecnologia sulla psicologia per più di trent’anni, ben prima della diffusione di laptops, social media, smartphones e della nostra costante necessità di connessione internet.

Osservando i comportamenti delle persone, ho visto mode tecnologiche causare grandi entusiasmi per poi venire presto dimenticate. Fino a poco tempo fa, alcune di queste tecnologie avevano bisogno di anni per prendere piede e, se non venivano utilizzate da un numero sufficiente di persone, tendevano a sparire in tempi relativamente rapidi.

Probabilmente i limiti delle capacità di comunicazione e spostamento non permettevano che una determinata tecnologia venisse diffusa a tal punto che elevati numeri di persone sentissero la necessità di entrarne in possesso.

La sociologia parla di questo fenomeno in termini di “capacità di penetrazione”, e si comincia a parlare di penetrazione effettiva nella società una volta che un minimo di 50 milioni di persone utilizzano un determinato prodotto o tecnologia.

Prima dell’avvento di Internet, il tasso di penetrazione tecnologica era riferito a prodotti fisici, come la radio (che raggiunse i 50 milioni di utenti in 38 anni), e la televisione (13 anni).

Ma al World Wide Web sono stati sufficienti 4 anni per avere 50 milioni di utenti, esattamente come alla messaggeria via chat e agli iPods. Ed i social media hanno abbreviato ulteriormente i tempi, con MySpace che ha raggiunto i 50 milioni di utenti in due anni e mezzo, Facebook in due, e You Tube in solo un anno.

Siti web e applicazioni più recenti hanno raggiunto numeri impressionanti in mesi. Angry Birds in 35 giorni, Instagram e Snapchat in pochi mesi. Ogni nuova versione dell’ iPhone raggiunge i 50 milioni di acquirenti in pochi minuti da quando il prodotto raggiunge il mercato.

Ma a cosa è attribuibile questa costante necessità di fuga da ciò che ci circonda?

La spiegazione, ovviamente, risiede in ciò che succede nella nostra mente.

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Quando controlli il tuo smartphone, anche senza che ti sia arrivata una notifica, come ti senti? A volte felice, se ad esempio leggi qualcosa di divertente su Facebook. Ma più spesso ti sentirai sollevato – nel renderti conto che non ti sei perso niente di importante, che nessuno si sta divertendo troppo senza di te, o anche solo che sei riuscito a commentare per primo ad un post interessante.

Qui entrano in gioco due processi: quando compi un’azione che ti dà piacere, e senti la necessità di ripetere tale azione per ottenerne soddisfazione, si attivano i meccanismi della dipendenza.

Quando invece provi sollievo nel vedere che non ti sei perso niente di fondamentale, o nel riuscire per primo a fare qualcosa (retwittare un video interessante, fare un commento, etc.), stai attuando un comportamento ossessivo. Un’ossessione, diversamente da una dipendenza, non deriva dalla sensazione di piacere causato da un’azione, ma consiste nel compiere una serie di azioni che riduce il livello di ansia.

Un’altra spiegazione fornita da alcuni studi è quella che dice che quando ci troviamo in pubblico utilizziamo il nostro smartphone come una forma di protezione dalle persone che ci circondano. Nei casi più estremi, si potrebbe parlare di una forma di fobia sociale.

Una teoria molto più semplice invece suggerisce che tendiamo a controllare il telefonino con frequenza per il fatto che le normali interazioni sociali risultano più noiose rispetto alla costante stimolazione che ci fornisce uno smartphone.

Molto probabilmente la ragione sta nel mezzo, ed un simile comportamento è attribuibile ad un insieme di tutte le ragioni sopraindicate. Sta a noi stessi cercare di capire quali sono le motivazioni reali per ciascuno di noi.

Indipendentemente dalle cause, è ovvio che la conseguenza è che molti di noi si perdono parti importanti di vita reale.

In una mia recente ricerca, ho chiesto ad un gruppo di 100 studenti di installare sui propri smartphone una applicazione che misurasse quanto spesso il dispositivo venisse attivato, e per quanti minuti. La ricerca è stata programmata per la settimana precedente gli esami, un periodo quindi stressante per il campione preso in esame.

In media, è risultato che ogni studente ha controllato il proprio telefonino circa 60 volte al giorno, per un totale di 200 minuti. Facendo i conti, si tratta di 3/4 volte ogni ora, per 3,3 minuti alla volta; ed in un periodo in cui avrebbero dovuto essere concentrati sullo studio.  Gli studenti a cui veniva sottratto il telefono per periodi superiori ai 60 minuti, mostravano chiari segni di ansia.

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Nessuno ci obbliga a controllare email o social media così frequentemente, ed è importante capire quali sono le ragioni che ci spingono a farlo, per recuperare la nostra capacità di attenzione e la concentrazione sul presente.

 

 

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