Gli opposti si attraggono, per fortuna

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… perché tutto, quando è troppo storpia.

Pubblicato il 1 novembre 2014 da Linda e Charlie Bloom, in “Stronger at the Broken Places”.

Le relazioni non sono solo una questione di stare insieme e avere connessione. Hanno anche a che fare con momenti d’indipendenza. Infatti mentre le esperienze condivise promuovono una maggiore comprensione e un contatto più profondo, i tempi passati fuori da esse sono altrettanto importanti per nutrire e mantenere in salute una relazione.

Quando i partner sono insieme, tendono naturalmente a essere attenti, anche se in misura variabile, alle richieste e ai desideri dell’altro. Quest’attenzione non solo è essenziale al benessere della coppia, ma è anche un aspetto naturale del processo di relazionarsi con l’altra persona, verbalmente e non verbalmente. Poiché non è possibile dirigere la nostra attenzione verso più di una cosa alla volta, quando ci concentriamo sulle parole, il comportamento, i desideri, le richieste, i bisogni dell’altro, ci può essere una tendenza a spostare in secondo piano i nostri.

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Questo non necessariamente è negativo.

Rivolgere troppa attenzione su di sé può rivelarsi nocivo tanto quanto dedicare troppa attenzione all’altro. La prima cosa può promuovere un eccessivo egocentrismo, un senso esagerato della propria importanza e una tendenza a essere assorbiti nei propri desideri. La seconda cosa ci predispone a trascurare o sminuire l’importanza dei nostri desideri a favore di quelli degli altri.

Alcuni di noi hanno la tendenza a concentrare l’attenzione sul partner, a volte al punto di perdere sé stessi nel processo e, potenzialmente, di trascurare bisogni e preoccupazioni essenziali. Questo viene fatto spesso nella speranza, o con l’aspettativa, che il partner ci ricambierà il favore, dandoci l’attenzione che tanto desideriamo o soddisfacendo i nostri bisogni e desideri. Come molti di noi hanno probabilmente già scoperto, quest’aspettativa viene spesso delusa, causando rabbia, risentimento e conflitti.

Se tendete a concentrare la vostra attenzione più sul partner che su voi stessi, ci sono ottime probabilità che abbiate attratto un partner che fa l’opposto ossia, presta più attenzione a se stesso che alla relazione, o almeno più di quanto voi pensate, “dovrebbe fare”. E’ vero anche il contrario, certo. Questo schema è governato dalla legge della complementarità – la tendenza a essere attratti da persone le cui inclinazioni sono complementari alle nostre, o s’incastrano con le nostre in modo da creare un sistema perfetto e completo. Questo bilanciamento evita che una relazione sia instabile e oscilli da un estremo all’altro.

In questo modo, gli spendaccioni spesso si ritrovano attratti da individui parsimoniosi, introversi e estroversi si ritrovano insieme e gli ambiziosi amanti delle sfide possono essere affascinati da placidi edonisti – e una persona che ha un terribile bisogno di intimità può sentirsi attratta da un amante della solitudine.

Lasciati a loro stessi, o uniti ad un altro spirito affine, i singoli termini dell’equazione con tutta probabilità finirebbero per condurre una vita sbilanciata, pendendo sempre dal lato verso cui spinge la propria inclinazione, come un’auto con una cattiva convergenza.

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Una combinazione comune in molte relazioni è quella in cui un partner tende ad essere più concentrato sul rapporto, con una netta preferenza per lo stare insieme e, sebbene sia largamente diffusa la convinzione che nelle relazioni eterosessuali questa persona sia in genere la donna, abbiamo visto una gran quantità di eccezioni alla “regola”. Quando l’altro partner ha la tendenza opposta, ossia a cercare un maggiore grado di distanza e solitudine invece che di contatto, se portata all’eccesso, questa cosa può diventare fonte di tensione e può originare un conflitto se uno o entrambi i partner giudica l’altro, cerca di forzarlo o di indurlo ad adattarsi. Ciò è più probabile che accada se c’è una tendenza a vedere il comportamento dell’altro come sbagliato o carente, invece di considerare il bisogno di maggiore equilibrio nel rapporto.

Ci sono due tipologie di bisogni in ogni relazione: i bisogni individuali e i bisogni della relazione. Se una delle due esigenze, è trascurata o non soddisfatta, si verificherà uno sbilanciamento o disequilibrio, causando stress ad entrambi i partner. I rapporti che hanno successo necessitano della volontà da parte di entrambi i partner di rinunciare alle proprie personali preferenze in favore del benessere dell’altro o della relazione stessa. Per questa ragione, quando una persona “vince” una lite con l’astuzia, con l’intimidazione o perché mantiene la sua posizione più a lungo dell’altro, i sentimenti di dolore o di rabbia del “perdente” s’imprimeranno nel rapporto diminuendo il valore della “vittoria” dell’altro. Questa è la base del concetto che non ci sono vincitori quando in una coppia c’è un conflitto, a meno che entrambi escano soddisfatti del risultato nell’interazione.

L’abilità di riconoscere il contributo positivo dell’altro partner ai bisogni della relazione, invece di mantenere la prospettiva che sia causa di un “problema”, è la variabile più importante che determina se la coppia si dirige verso il disastro o verso una maggiore soddisfazione reciproca.

Quando queste due posizioni sono presenti all’estremo (isolamento o dipendenza) spesso si verifica che si radicalizzino l’una con l’altra tramite una serie di azioni e reazioni e cristallizzano la relazione facendola precipitare in un perenne impasse. In queste situazioni, ogni partner è chiamato a svolgere il suo ruolo, che per la persona con un minore bisogno di contatto è di alleggerire il legame e permettere che un grado sempre maggiore d’intimità emotiva entri gradualmente a far parte della relazione. Questo processo sarà molto più agevole se sente di avere il potere di influenzare o persino determinare il grado e il livello con cui il processo di acquisizione di maggiore intimità si svolge.

Per una persona che desidera maggiore contatto, la sfida è di praticare la compassione, la pazienza e l’accettazione. Il senso di svolgere ognuno il proprio ruolo è di creare un maggiore equilibrio interno tra l’impulso di rimanere da soli e il desiderio di entrare in contatto e fondarsi con l’altro.

Quando riusciamo a vedere che abbiamo il partner perfetto per aiutarci a diventare più familiari con un territorio sconosciuto di cui abbiamo meno esperienza, riusciamo ad apprezzare i doni che l’altro sta portando nella relazione e a noi personalmente.

Questo allontanarsi dalla visione del partner come un avversario per arrivare a vederlo come un alleato con cui condividiamo gli stessi intenti è un cambiamento fondamentale nel processo di trasformazione da un rapporto caratterizzato dal conflitto ad uno basato sulla gratitudine e l’amore.

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A dispetto dei nostri migliori sforzi e dei nostri desideri più profondi, gli schemi che durano ormai da decenni non cambiano in un attimo, ma il processo comincia non appena ci è chiaro che merita il tempo e lo sforzo che richiederà.

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