4 metodi scientificamente testati per migliorare la produttività

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Il modo in cui lavoriamo al giorno d’oggi non è più semplicemente un “lavoro”: controllare le mail prima di andare a dormire, bere un caffè dopo l’altro per cercare di stare sempre all’erta, guidare per ore in mezzo al traffico ogni giorno per raggiungere l’ufficio…tutte queste cose, che ormai riteniamo normali, hanno in realtà un forte impatto negativo sulla qualità della nostra vita.

Anche a livello emotivo, spesso la situazione di chi lavora non è delle più rosee. Per 40/50 ore alla settimana i nostri sforzi e le nostre idee sono ignorate, e molti lavoratori vengono purtroppo trattati più come numeri che come persone, dato che molte aziende preferiscono scegliere sistemi di valutazione basati sull’andamento finanziario che non sulla comunicazione e sul feedback dei propri lavoratori.

Ma non tutto è perduto: in realtà, negli ultimi anni si sta sviluppando una tendenza contraria, che mette al centro della gestione aziendale le persone che ci lavorano.

Questo nuovo paradigma implica un costante aggiornamento delle metodologie di gestione con l’obiettivo di aiutare il lavoratore ad avere una vita sana ed equilibrata. Alcune ricerche nell’ambito delle scienze cognitive e della biologia hanno prodotto alcune teorie interessanti su come riuscire a produrre al massimo ed in tempi minori. Eccone alcuni esempi:

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Neuroplasticità

Finora si è sempre pensato che il cervello fosse “malleabile” solo durante l’infanzia e l’adolescenza, per poi smettere di svilupparsi con il raggiungimento dell’età adulta.

In realtà, la ricerca sta dimostrando che anche il cervello adulto mantiene una grande capacità di cambiamento. Un ambiente stimolante, una dieta sana, esercizio e meditazione aiutano a creare nuove connessioni neuronali ed a migliorare le capacità cognitive e di adattamento.

In altre parole, la forza lavoro non è da considerasi come una risorsa “fissa”. Con una gestione intelligente, un ambiente stimolante, un livello di stress ridotto al minimo ed uno stile di vita sano, ogni lavoratore può migliorare i propri risultati. I talenti innati possono svilupparsi, un buon impiegato può diventare un ottima risorsa, e da ultimo trasformarsi in un eccellente investimento per l’azienda.

 

Ormoni dello Stress ed il Cervello Paleo-Mammifero

Sapevi di avere tre tipi di cervello? La struttura più antica è il cervello rettile, così chiamato perchè è formato dal tronco cerebrale e dal cerebellum. Questa struttura è presente anche nei rettili, animali che non sono in possesso delle altri parti più complesse del cervello. Il cervello rettile è la parte più antica, e controlla il battito cardiaco e la respirazione. Serve anche a farci avvertire i pericoli.

Quando le persone si sentono poco sicure sul lavoro, in un ambiente percepito come minaccioso, si attiva questa struttura, ed è più difficile mettere in funzione i lobi frontali, che servono alla creatività e all’innovazione.

La struttura successiva, il sistema limbico, è comune a tutti i mammiferi. È qua che si creano emozioni, memoria ed aggressività, e questa sezione controlla la maggioranza dei nostri comportamenti. Quando siamo preoccupati per le nostre relazioni e vite sociali, attiviamo questa parte del cervello.

E per finire, noi umani ed altri primati abbiamo sviluppato un’altra struttura, la cosiddetta corteccia cerebrale. Questa struttura, conosciuta anche come lobo frontale, è la sede del linguaggio e del pensiero astratto e creativo.

Perchè tutto ciò è importante nel mondo del business? Perchè per ogni azienda è fondamentale trovare nuove maniere di produrre innovazione e trovare soluzioni creative ai problemi. Queste capacità sono i fattori che veramente fanno la differenza, in ogni ambito lavorativo. Se una persona si sente poco a suo agio nel suo ambiente di lavoro, mantiene attivate solo le strutture ‘primitive’ del cervello, e le sue capacità di creazione, innovazione e problem-solving vengono negativamente compromesse.

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Quindi non ha senso dire ad un impiegato “Sii più creativo o ti licenzio!”. La paura causerebbe una immediata produzione di adrenalina e cortisolo, e la creatività verrebbe immediatamente “spenta”. Creare un ambiente stressante è quindi negativo sia per i lavoratori che per l’azienda.

 

Cronometra la produttività

Quanti di noi leggono mail o rispondono al telefono prima ancora di arrivare in ufficio, per poi precipitarsi alla scrivania ed immergersi tra progetti e comunicazioni per ore ed ore di fila? Ti suona familiare? Non sei l’unico, tranquillo.

La verità è che non siamo programmati per lavorare così. I nostri corpi seguono un ciclo giornaliero chiamato ritmo circadiano  – “una serie di cambi fisici, mentali e comportamentali che seguono grossomodo un ciclo di 24 ore, e che corrispondono all’alternarsi di luce ed oscurità nell’ambiente dell’organismo”.

Pensa al sonno: non consiste semplicemente nel chiudere gli occhi, dormire per otto ore di fila e risvegliarsi. In realtà, alterniamo cicli da 90 minuti di sonno profondo e rigenerante e fasi REM, più leggere e ricche di sogni.

E risulta che dovremmo anche lavorare seguendo lo stesso ciclo. Impegnarci intensamente per otto ore di fila è contrario alla maniera in cui il nostro cervello è programmato. Durante il giorno, seguiamo i ritmi ultradiani, che alternano periodi in cui siamo più concentrati o meno.

L’ideale sarebbe lavorare in 4/5 cicli di 90 minuti ciascuno nell’arco della giornata, con delle pause tra l’uno e l’altro. Una buona idea sarebbe quella di pianificare tre cose importanti ogni giorno in base a questi segmenti, e mettere un allarme per ricordarci di seguire l’alternanza tra pause e sforzi intensi.

O, se siamo in grado di ascoltare i messaggi del nostro corpo, ci possiamo facilmente rendere conto quando cominciamo a perdere l’attenzione: è un segnale che dobbiamo prenderci 15 minuti di pausa.

 

 

Gli stati di flusso

Più un lavoro ci ricorda un gioco – con elementi di varietà, sfide flessibili ed appropriate alle nostre capacità, obiettivi chiari e riscontri immediati – più il lavoro ci risulterà piacevole, indipendentemente da quale esso sia.

~ Mihaly Csikszentmihaly dal suo bestseller, Flow

 

Ti è mai successo di immergerti talmente tanto in un compito da perdere completamente il senso del tempo e dell’ambiente circostante?

È un qualcosa che capita spesso nel corso di esperienze passive, ad esempio mentre guardiamo un film che ci piace. Ma è uno stato di coscienza che possiamo sperimentare anche mentre siamo impegnati in un’attività che ci interessa.

Sul lavoro, questo stato è più difficile da raggiungere: siamo continuamente bombardati da un’infinità di distrazioni come emails, messaggi, video conferenze, telefonate. Ci barcameniamo tra gli innumerevoli obbiettivi che ci proponiamo di raggiungere prima della fine della giornata, ed è impossibile concentrarci su una cosa alla volta: questo è il famigerato multitasking.

Raggiungere uno stato di flusso implica anzitutto avere degli obbiettivi che sono abbastanza complicati da mantenere l’attenzione della persona per un certo periodo di tempo. È necessario poi eliminare qualsiasi tipo di distrazione dallo spazio di lavoro. Ed è inoltre fondamentale sapere che stiamo riuscendo a concludere con successo tutti i piccoli passaggi che compongono il compito che ci siamo preposti.

Una volta che riusciamo ad entrare nello stato di flusso, la quantità e la qualità del lavoro aumenta in maniera esponenziale, così come la soddisfazione di sapere di aver prodotto una cosa fatta bene.

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Ogni manager dovrebbe essere in possesso di certe caratteristiche e capacità, ma dovrebbe anche aver ben chiaro quali sono i meccanismi che portano le persone a rendere al meglio. Solo quando un manager capisce che le persone sono ‘programmate’ per migliorarsi, può creare un ambiente lavorativo che favorisce le performance ideali del suo team.

 

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